Bilanci comunali in versione Accrual: un solo indice non basta

Pubblicato il 03/09/2026 da Andrea Ziruolo

La nuova contabilità economico-patrimoniale offre agli Enti Locali strumenti di analisi più evoluti. Ma per interpretarli correttamente è necessario distinguere tra attività istituzionali, servizi a domanda individuale e attività di mercato.

Con l’avvio sperimentale della contabilità economico-patrimoniale accrual, i Comuni italiani disporranno per la prima volta, al termine della fase sperimentale, di uno Stato patrimoniale e di un Conto economico redatti secondo criteri di competenza economica, su cui i revisori si esprimeranno tenendo conto della loro funzione informativa non più conoscitiva.

È una novità importante perché rende finalmente possibile applicare all’Ente Locale gli stessi strumenti di analisi di bilancio nati per l’impresa: indici di equilibrio economico, di autonomia e di dipendenza da trasferimenti.

Il rischio, però, è di usarli nel modo sbagliato, trattando il Comune come se fosse un’azienda unica e omogenea.

Non lo è. E trattarlo come tale può produrre diagnosi fuorvianti, proprio nel momento in cui questi strumenti dovrebbero aiutare a decidere meglio.

Un Comune non è un’azienda omogenea

Un Comune è un aggregato di gestioni molto diverse fra loro quanto al rapporto con il mercato.

Possiamo distinguere tre diverse aree gestionali:

1. Attività in totale assenza di mercato

Sono le funzioni istituzionali tipiche, finanziate da tributi e trasferimenti, senza un prezzo di scambio e senza un termine di paragone commerciale.

2. Attività in presenza parziale di mercato

Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli asili nido, le mense scolastiche e gli impianti sportivi, per i quali l’utente paga una tariffa che copre soltanto una parte del costo, nella misura deliberata ogni anno dal Comune.

3. Attività in effettiva presenza di mercato

È il caso, ad esempio, delle farmacie comunali, gestite direttamente in condizioni di concorrenza e con un prezzo di riferimento comparabile a quello degli operatori privati.

Questa distinzione, sviluppata da Andrea Ziruolo già nel 2000 nello studio del sistema informativo-contabile a supporto della programmazione e del controllo degli Enti Locali, non è un dettaglio tecnico: cambia il significato stesso degli indici.

L’indice di copertura economica: lo stesso valore può significare cose diverse

Si prenda l’indice più immediato, quello di copertura economica (ICE), dato dal rapporto tra:

Proventi correnti (PC) / Costi correnti (CC)

Calcolato sull’intero Ente, in forma aggregata, un valore inferiore a uno sembra segnalare uno squilibrio da correggere.

Ma se si osservano separatamente le tre aree, il quadro può essere completamente diverso.

Area istituzionale

Nell’area istituzionale un indice inferiore a uno è normale, anzi atteso.

Il costo del servizio è infatti coperto dalla fiscalità generale e non direttamente dall’utente: è così che deve essere.

Servizi a domanda individuale

Per i servizi a domanda individuale il parametro di riferimento non è uno, ma il tasso di copertura tariffaria deliberato dal Comune.

Se l’Ente ha scelto di coprire, ad esempio, il 55% del costo attraverso la tariffa, un indice vicino a quella soglia è coerente con la scelta politica assunta. Non rappresenta quindi un segnale di allarme.

Attività di mercato

È nell’area di mercato, invece, che un indice sotto la soglia dell’equilibrio rappresenta un segnale da non ignorare.

Significa che un’attività pensata per reggersi sulle proprie gambe sta assorbendo risorse pubbliche in modo implicito, magari senza che nessuno se ne accorga perché il dato viene mascherato all’interno di un indicatore complessivo che “sembra” comunque nella norma per un Ente pubblico.

Il rischio dell’indice unico

È esattamente questo il pericolo di un indice calcolato sull’intero bilancio: può nascondere uno squilibrio reale dietro una media apparentemente rassicurante oppure segnalare un problema dove, in realtà, non esiste.

Un Comune con un forte peso di funzioni istituzionali – fisiologicamente caratterizzate da un ICE inferiore a uno – può apparire in difficoltà quando, in realtà, le sue attività di mercato presentano risultati positivi.

Allo stesso modo, il deterioramento economico di una farmacia comunale può passare inosservato se viene “annegato” in un dato aggregato che, nel complesso, resta appena sotto la soglia attesa per un Ente pubblico.

La proposta: riclassificare il Conto economico per pertinenza gestionale

La proposta è semplice nel principio, anche se richiede un lavoro organizzativo non banale: riclassificare il Conto economico non soltanto per natura dei costi, ma per pertinenza gestionale.

Gli stessi indicatori – copertura economica, margine, autonomia dalle fonti proprie e dipendenza da trasferimenti – dovrebbero essere calcolati separatamente per ciascuna delle tre aree e solo successivamente ricomposti, con cautela, in una lettura complessiva.

Il costo di questa scelta è reale.

Serve infatti un livello minimo di contabilità analitica per attribuire alle diverse aree le spese comuni – personale, strutture e servizi generali – secondo modalità che oggi non risultano standardizzate negli Enti Locali italiani e che possono essere particolarmente onerose per i Comuni di piccole dimensioni.

Non solo controllo di gestione: una questione di trasparenza

Il beneficio, però, è altrettanto concreto e non riguarda soltanto il management interno.

Un cittadino che voglia sapere se il proprio Comune sta utilizzando le tasse per sostenere un’attività di mercato, oppure se un servizio a domanda individuale sta costando più di quanto dichiarato, oggi difficilmente può ricavare questa informazione da un bilancio letto esclusivamente in forma aggregata.

La riclassificazione per pertinenza gestionale diventa quindi anche – e forse soprattutto – uno strumento di trasparenza verso la collettività, oltre che uno strumento di controllo direzionale per chi amministra.

L’accrual è uno strumento potente. A condizione di leggerlo correttamente.

L’introduzione della contabilità accrual offre ai Comuni italiani uno strumento potente per comprendere meglio la propria situazione economica e patrimoniale.

Ma uno strumento potente, utilizzato attraverso un unico indicatore per attività profondamente diverse fra loro, rischia di dire meno di quanto potrebbe o, peggio, di restituire un’informazione sbagliata.