La transizione al sistema contabile Accrual è destinata a incidere significativamente sul modo in cui le amministrazioni pubbliche rappresentano la propria situazione economico-patrimoniale. Con la determina della Ragioneria generale dello Stato n. 129 del 2025 sono stati approvati i modelli di raccordo che consentono agli enti di passare dall’attuale sistema previsto dal decreto legislativo 118/2011 al nuovo sistema contabile economico-patrimoniale unico Accrual. Il cuore operativo di questa transizione è rappresentato dalle rettifiche e integrazioni previste dall’articolo 2, comma 2, della determina, che chiarisce come il raccordo tra i due sistemi contabili non possa essere interpretato come una semplice operazione di riclassificazione delle poste esistenti, ma richieda l’applicazione sostanziale dei principi contabili del nuovo sistema.
Una prima fase del lavoro riguarderà inevitabilmente la riclassificazione delle voci del piano dei conti previsto dal decreto legislativo 118/2011 all’interno del nuovo piano dei conti Accrual, che risulta molto più articolato e dettagliato sebbene in questa prima fase ci si limiti al solo raccordo con le poste contabili del segmento A. Questa maggiore granularità rende impraticabile un trasferimento automatico dei saldi e impone agli enti un’analisi puntuale della natura economica delle singole poste. La riclassificazione, però, costituisce soltanto il primo livello del processo di transizione. Il passaggio realmente significativo riguarda invece le rettifiche e integrazioni necessarie ad applicare i criteri di riconoscimento e valutazione previsti dai principi contabili del nuovo sistema.
Il modello Accrual si fonda infatti su una logica patrimoniale nella quale il bilancio è costruito a partire dal riconoscimento delle attività e delle passività, mentre costi e ricavi derivano dalle variazioni di tali grandezze patrimoniali. In questa prospettiva molte poste presenti nei bilanci degli enti locali devono essere reinterpretate per risultare coerenti con la nuova logica contabile. Un esempio particolarmente significativo riguarda i risconti passivi collegati ai contributi in conto capitale destinati al finanziamento degli investimenti. Nel sistema contabile attuale tali trasferimenti sono spesso trattati mediante meccanismi di competenza economica che generano risconti passivi attraverso cui correlare nel tempo il contributo ricevuto con gli ammortamenti dei beni realizzati.
Nel sistema Accrual questa impostazione viene profondamente rivista. I contributi in conto capitale non sono più qualificati come ricavi della gestione ma come crediti che determinano variazioni patrimoniali derivanti da operazioni non di scambio e quindi come incrementi diretti del patrimonio netto dell’ente; a fronte del credito, l’ente assume un debito fintantoché non ultima i lavori finanziati poiché, fin quando non si completa il lavoro nei tempi e modi concordati, rimane il rischio di dover restituire il finanziamento all’amministrazione concedente. Pertanto, quando l’operazione sarà ultimata il provento derivante dal trasferimento ricevuto sarà rilevato solo all’avvio della gestione della struttura, prevedendo la riduzione della passività lungo la durata del periodo previsti dal decreto di assegnazione dei fondi. Pertanto, ipotizzando la durata di 10 anni, al termine del primo anno di gestione si rileverà in contabilità un provento di importo pari a 1/10 del contributo ricevuto. Ne consegue che i risconti passivi utilizzati nel sistema attuale per distribuire nel tempo il contributo perdono la loro funzione economica e devono essere eliminati o riclassificati nel processo di raccordo verso il nuovo bilancio Accrual.
Quella appena descritta tratta la rettifica che più delle altre evidenzia come la riforma non consista in una semplice riclassificazione delle poste contabili ma in una diversa interpretazione della loro natura economica.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda i criteri di valutazione delle immobilizzazioni e in particolare la disciplina degli ammortamenti. Nel sistema Accrual l’ammortamento assume un ruolo centrale perché rappresenta il consumo economico delle risorse patrimoniali utilizzate per la produzione dei servizi pubblici. Gli enti dovranno quindi riconsiderare la vita utile dei beni e la base di ammortamento, verificando in alcuni casi anche l’effettiva esistenza di un asset controllato ai fini della sua iscrizione tra le attività patrimoniali. Analogamente anche la valutazione dei crediti e dei fondi rischi dovrà essere riallineata ai criteri economico-patrimoniali del nuovo sistema.
Il bilancio Accrual derivante dal processo di raccordo non coinciderà quindi con il bilancio attuale semplicemente riclassificato, ma rappresenterà una prima applicazione sostanziale dei principi contabili del nuovo modello. Le rettifiche operate nei modelli di raccordo hanno infatti la funzione di eliminare poste non qualificabili come attività o passività, riclassificare valori la cui rappresentazione nel sistema vigente non è coerente con la loro natura economica e integrare componenti patrimoniali che oggi rimangono in parte latenti.
Per gli enti locali questo passaggio richiederà non soltanto un adeguamento tecnico dei sistemi contabili ma anche un cambiamento nel modo di leggere il bilancio pubblico. La contabilità non sarà più centrata esclusivamente sui flussi finanziari e sugli equilibri autorizzatori, ma dovrà rappresentare in modo più completo la consistenza del patrimonio pubblico e la sostenibilità economica delle politiche nel tempo.
In questa prospettiva le rettifiche e integrazioni previste dalla determina della Ragioneria generale dello Stato costituiscono il vero snodo operativo della riforma Accrual e il passaggio attraverso cui la contabilità degli enti pubblici inizia progressivamente ad allinearsi ai modelli economico-patrimoniali diffusi a livello internazionale.


